COMPARTECIPAZIONE

Pubblico di seguito l’articolo di Michelangelo Chiurchiù (presidente FOAi) sulla rivista Riabilitare News (vedi www.foai.it):
LA COMPARTECIPAZIONE INIQUA
La notizia è stata data appena qualche giorno fa: dal mese di luglio le persone accolte nei centri di riabilitazione nella modalità di “mantenimento” dovranno contribuire alla spesa del ricovero attraverso una somma pari al 30% della retta. Tecnicamente il provvedimento (decreto n.ro 51 della Giunta regionale Lazio) è definito della “compartecipazione” e si riferisce a quella che viene calcolata come la “quota alberghiera” – e quindi in capo alle spese “sociali”- di quanto erogato per il ricovero dell’utente nella struttura riabilitativa.
Da calcoli molto approssimativi il valore di questo contributo sulle spalle di un cittadino disabile accolto in modalità residenziale in un centro di riabilitazione è pari a circa 1000 euro mensili.
Nel provvedimento, illustrato ai CdR dal neo-assessore ai servizi sociali della Regione Lazio Aldo Forte, è previsto che i cittadini con un ISEE (Indicatore della situazione economica equivalente) inferiore a 13.000 euro annui non siano soggetti all’obbligo della compartecipazione che resta invece a carico del Comuni.
Per questo anno la quota della compartecipazione dei meno abbienti sarà erogata direttamente dall’amministrazione regionale in virtù di un fondo appositamente destinato alle attività “sociali”; ma dal gennaio 2011 per gli aventi diritto all’esenzione della quota di partecipazione saranno i Comuni di residenza a pagare.
Per brevità e per maggiore chiarezza non è opportuno entrare nei dettagli amministrativi e gestionali del provvedimento a cui, tra l’altro, seguiranno delle norme applicative emanate dalla Regione Lazio entro la fine del corrente mese.
Ci sembra corretto però illustrare alcune considerazioni nelle more di un esame approfondito di quelle che saranno le norme applicative del provvedimento 51 e nella viva speranza di essere, da queste, smentiti.
1. Il provvedimento è iniquo.
Scarica sulle spalle di cittadini, già sufficientemente oberati dai loro problemi, il costo di un servizio che non è riconducibile a criteri di “comodità” o di lusso…
Immaginiamo poi che le stesse amministrazioni comunali, già gravate dai tagli operati dal governo, siano oggi sostanzialmente impreparate ad affrontare questo ulteriore onere.
2. Le attività dei Centri di Riabilitazione, anche quelle che sono definite di “mantenimento”, sono di carattere sanitario perché le patologie complesse di disabilità necessitano di progetti finalizzati alla prevenzione del peggioramento della disabilità. Introdurre il carattere della “compartecipazione” alla spesa significa connotare una parte delle attività dei Centri di Riabilitazione come sociali mettendo in discussione che la prevenzione è oggi intrinsecamente connessa con le finalità del benessere fisico e psichico proprie di una corretta visione sanitaria degli interventi. Non si consideri con troppo facilità questo come un discorso “astratto”: restringere, in nome del risparmio economico, gli ambiti di intervento sanitario significa molto spesso spostare nel tempo degli interventi che saranno assunti dal comparto sanità con un dispendio di risorse economiche molto superiore a quello che viene richiesto con una attenzione costante al soggetto portatore di disabilità complesse. In sostanza costerà al sistema sanitario regionale molto di più una persona che si aggrava e che perde significativamente delle funzioni e una sua autonomia piuttosto che quella persona che può “mantenere” un grado di autonomia con un minimo di sostegno.
3. Ancora una volta l’istituzione regionale, mostrando una forte incapacità a svolgere con competenza la sua insostituibile funzione programmatoria, affronta il problema degli interventi nei confronti dei disabili dalla coda e non dalla testa. Abbiamo più volte proposto, anche sulle pagine di questa nostra rivista, l’avvio di una discussione tra i CdR e la Regione per promuovere la nascita di strutture adeguate all’accoglienza residenziale e semiresidenziale di quelle persone con disabilità che, non avendo alternative, occupano anche impropriamente gli spazi dedicati al trattamento di disabilità più gravi. Perché l’istituzione regionale non può sottrarsi nel rispondere ad una domanda: le persone accolte nei centri residenziali e diurni che hanno terminato il programma riabilitativo e non hanno una famiglia dove dovranno essere collocate? Le formule con cui identificare queste strutture sono varie: noi per comodità le abbiamo definite RSD – Residenze Sanitarie per Disabili. Anche qui non sembri una discussione teorica: l’avvio di queste strutture necessita non solo di una applicazione chiara dei criteri di accesso alle strutture riabilitative ma anche un attento esame degli standard di personale, e delle procedure interne per una corretta organizzazione degli interventi.
4. Infine vorremmo ribadire una proposta operativa e gestionale che, in vista dell’applicazione di questo provvedimento regionale, abbiamo avanzato: l’unicità del centro erogatore della retta per i ricoveri destinata alle nostre strutture. La già difficile situazione economica e finanziaria dei nostri CdR non può venire appesantita ora da nuove relazioni con altre amministrazioni pubbliche e/o con le stesse famiglie degli utenti a cui chiedere il contributo previsto dalla “compartecipazione”. Noi chiediamo con forza che l’onere del rapporto con gli altri soggetti che hanno l’obbligo di “compartecipare” sia assunto interamente dalla Regione o dalle ASL in modo che i CdR debbano emettere fattura e quindi richiedere la retta ad un unico “ente”.
Vorremmo che tutti i soggetti del terzo settore e le forze politiche cogliessero il senso della denuncia dell’iniquità di certe scelte. Non ci si illuda: ciò che oggi pesa sulle fasce deboli della popolazione sarà riservato domani (e in un domani non molto lontano) a fasce sempre più ampie di cittadini restringendo l’area dei diritti e dei servizi per tutti. Non è solo questione di soldi e di bilanci: è questione di diritti e di democrazia.
Michelangelo Chiurchù
Presidente FOAI
Da “ Riabilitare News” N° 6-7-8 anno 2010

Le quote previste sono le seguenti:
residenziale di mantenimento elevato 35,64 € giorno di presa in carico
residenziale di mantenimento medio 29,44 € giorno di presa in carico
semiresidenziale di mantenimento elevato 18,73 € giorno di presa in carico
semiresidenziale di mantenimento medio 14,98 € giorno di presa in carico
semiresidenziale di mantenimento lieve 13,11 € giorno di presa in carico

  1. massimo scrive:

    Nel 2007 sono stati stabiliti i budget sulla base del fatturato del 2006 creando a diversi centri di riabilitazione vari problemi perchè c’erano degli errori e perchè non erano stati considerati gli incrementi di fatturato relativo alla soluzione della vicenda Ex IKT.
    Nel 2008 i budget sono stai aumentati del 2% mantenendo a base di calcolo quello del 2007 senza correzioni di errori.
    Nel 2009 è stato ridotto il budget dell’8% rispetto al budget del 2008, nel dicembre sono stati apportati dei correttivi relativi all’IKT solo per le strutture della RMB.
    Il 31 maggio 2010 (5 mesi dopo l’inizio dell’anno) è stato deliberato il budget 2010 prendendo a base di calcolo il minor valore tra budget 2009 e fatturato liquidato del 2009″. Di fatto questa modalità PENALIZZA chi nel 2009 è stato VIRTUOSO e non ha raggiunto il budget, annulla di fatto l’integrazione di budget fatta per l’ex IKT. Questo taglio forse è il caso di chiamarlo per quello che è UN TAGLIO DI POSTI che unito a quello fatto nel 2009 porta ad un tagli di posti complessivo dal 2007 ad oggi del 10%.
    Se si aggiunge a questo il fatto :
    Che le rette SONO FERME ALL’ANNO 1999, salvo un piccolo ritocco per il residenziale del 2001

    Che pagamenti che erano fatti normalmente a 120/150 giorni, per un accordo capestro che ci è stato fatto firmare passeranno a 180 gg ( e per gennaio e febbraio 2010 a 240gg per via del fatto che le fatture sono state fatte reinserire a marzo) a meno che non ti metti in mano a banche e/o finanziarie che quando va bene ti chiedono il 2% fisso del fatturato ceduto.
    Che sono aumentati i controlli e le richieste burocratiche a volte anche di procedure che non servono assolutamente a nulla ma “dato che sono state decise si debbono fare”, che ci portano a PERDERE ore ed ore di tempo.
    Che le regole di comportamento sono interpretate in maniera diversa da ASL e ASL e da Distretto e Distretto della stessa ASL.

    Questa è la situazione in cui ci si trova, ma ormai NON RIUSCIAMO PIù NEANCHE AD INDIGNARCI, viene sfruttata la nostra debolezza dovuta alla natura stessa degli enti gestori che sono Cooperative Sociale, Associazioni di famiglie etc che per prima cosa pensano a cosa accadrà all’utenza e non al fatto che queste regole ci stanno uccidendo.
    Io credo realmente che si stia tornando a40 anni fa.
    L’Handicappato (il disabile come si chiama oggi) che non produce non ci deve dar fastidio che se ne stia chiuso in casa o nell’istituzione totale.

  2. massimo scrive:

    LUNEDI 19 ORE 15,30
    COES, Via della Nocetta 162
    Incontro con l’Onorevole Argentin sul tema della compartecipazione

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